Il cervello umano non è abituato al mondo come è oggi; il nostro cervello si è sviluppato quando tempo e spazio erano ben definiti e ci permettevano di punteggiare le nostre giornate, ci aiutavano a fare una cosa alla volta. C’era il tempo per il lavoro e il tempo per altre attività, il luogo dove fare una cosa, e il luogo dove farne un’altra, le persone erano presenti, o erano lontane.

Ora tutto si mescola, tutto ci arriva in ogni momento e in ogni luogo, le distrazioni si sono moltiplicate e molti strumenti sono progettati proprio con lo scopo di attirare a sé la nostra attenzione, e non nel nostro interesse.

L’attenzione è la risorsa più preziosa, al giorno d’oggi. 

L’attenzione implica due cose: 

  • l’essere in grado di scegliere dove dirigerla;
  • il mantenerla -per periodi definiti- dove si vuole. 

Quanto riusciamo a dirigere l’attenzione in autonomia? Quanto la nostra attenzione viene catturata malgrado la nostra volontà? Quanto altri stimoli ci portano via da ciò cui volevamo dedicarci? Quanto cose ci ritroviamo a provare a fare contemporaneamente? 

Il multitasking (ormai si sa) non funziona, anzi, non esiste proprio. 

L’illusione di fare più cose contemporaneamente significa che la nostra attenzione è frammentata anche molto velocemente tra più oggetti, si sposta da un all’altro facendoci perdere tempo, fare più fatica, commettere più errori. Il multitasking e la distrazione continua ci portano via memoria, creatività, soddisfazione, efficacia. 

Nella civiltà dell’attenzione -in cui già siamo- sarà efficace e soddisfatto chi imparerà a gestire la propria attenzione, a non farsi imbrogliare, a non a lasciare che questo mondo frammentato gli frammenti il cervello. 

Come si fa? E’ un allenamento. I nostri neuroni imparano dall’esperienza: più facciamo una cosa, più questa ci viene facile e la rifaremo. Tre steps: 

  • allenarsi a stare nel presente e a saper rifiutare le sirene del virtuale;
  • prendersi il tempo per riconoscere e scegliere le nostre priorità;
  • esercitarsi a mantenere l’attenzione dove vogliamo noi.

Come il multitasking ci frega? 

  1. ci dà piacere: di fronte a una qualsiasi attività che dura del tempo, che richiede concentrazione e rischia di diventare noiosa, qualsiasi cambiamento ci dà una scarica di dopamina, di piacere. Cerchiamo qualcosa di nuovo, una nuova soddisfazione o l’evitare un qualche pericolo (per es. controllando le news) o il connetterci a qualcuno. Il piacere è lì, a portata di click.
  2. questo piacere facile diventa un’abitudine e anche una dipendenza: più lo faccio, più lo rivoglio, più tendo a rifarlo. 

Come possiamo fregare il multitasking?

  1. Riabituandoci a trovare piacere nel mondo reale: cosa posso fare di bello nel mondo adesso? Parlare con qualcuno, fare due passi, muovermi, dedicarmi ad un’attività che mi diverte. Ogni volta che ho la tentazione di svagarmi nel mondo virtuale, mi posso fermare un attimo e considerare tutti i piaceri disponibili qui e ora, e sceglierne uno.
  2. Allenandoci alla concentrazione e suddividendo le attività (soprattutto le più noiose o impegnative) in slot e compiti più piccoli e dandoci una ricompensa ad ogni step. In questo modo il compito stesso diventerà soddisfacente e piacevole e non avremo bisogno di drogarci con le distrazioni.
  3. Gustandoci distrazioni scelte, piacevoli e nutrienti, consapevoli, cui dare tutta la nostra attenzione. 

«La facoltà di portare volontariamente indietro un’attenzione errante, più e più volte, è la radice stessa della capacità di giudizio, del carattere e della volontà. Una formazione in grado di migliorare questa facoltà sarebbe la formazione per eccellenza».

William James

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