Può succedere. Magari c’è un problema. Può essere ormai una pandemia, o la minaccia di una guerra mondiale, ma può essere un problema più “normale”: un problema di salute, o il problema di una persona cara, che purtroppo però non possiamo risolvere noi per lei. Non ne abbiamo il  controllo, o il pieno controllo.

Ed ecco che la mente inizia, per prima, a precipitare. 

Iniziano i pensieri brutti, sempre più brutti. Sopratutto la notte. E poi i pensieri generano emozioni: paura, agitazione o blocco. 

E le sensazioni nel corpo: dalle tensioni, ai dolori, al non dormire, a un organo o una funzione in cui si concentra il malessere. 

La situazione può precipitare prima di farlo davvero, o anche senza precipitare davvero. 

Come recuperarare stabilità e calma? Abbiamo quattro strumenti nella nostra cassetta, che ci possiamo costruire con la pratica. 

  • Restare presenti: ormai lo sappiamo, cerchiamo modi per stare nel presente e accorgerci quando invece la mente viaggia nel passato, nel futuro, nell’altrove che non è e magari non sarà. La notte, fare un body scan, sentire il corpo, non farsi trascinare dai film della mente. 
  • Riconoscere i pensieri come pensieri: se mi viene in mente che mi brucerà la casa, il problema è che sto avendo un brutto  pensiero, non che devo scappare e chiamare i pompieri. 
  • Concentrarsi su ciò su cui abbiamo controllo; rispetto al mio problema, posso fare la pratica di riconoscere tre categorie: 

1. Le cose su cui non ho controllo, che non sono in mio potere, sui cui non posso fare niente. Posso accettare che queste cose siano come sono? Lasciar andare la pretesa di cambiarle? 

2. Le cose su cui ho controllo, o che almeno posso influenzare. Noi umani abbiamo bisogno di sentirci al sicuro e di sapere che abbiamo il controllo della nostra vita. Cosa posso controllare? Cosa posso almeno influenzare? 

3. Le azioni che posso fare: a questo punto, cosa posso praticamente fare di utile? Anche delle piccole cose, per prendermi cura della situazione, e di me. 

=>Prendere foglio e penna, fare tre colonne, scrivere. 

  • L’ultimo strumento è nutrire il buono. Al posto dei pensieri terribili, farsi domande buone

Cosa posso imparare? Quali qualità ho l’occasione di esercitare e sviluppare? Come posso tirare fuori il meglio di me? Cosa può esserci di buono in questa situazione, anche se ora non lo vedo? Cosa direi ad una persona cara se avesse lo stesso mio problema? 

Si chiama calma e mi è costata tante tempeste 

e le attraverserei mille volte ancora, pur di tornare a incontrarla.

Dalai Lama

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