Il confine è sempre più debole. Torniamo a casa ma non torniamo mai veramente; sono siamo interi, presenti e tranquilli. Complici la tecnologia che rischia di invaderci in ogni momento, gli orari di lavoro sempre più elastici, i pensieri che restano sul passato o vanno già al futuro, i rimuginii. Ma la parte più grande la fa “solo” la mancanza di consapevolezza, e questa per noi è una buona notizia perché allora c’è rimedio. 

Tre consapevolezze ci possono aiutare:


Intanto bisogna tornare consapevoli che la responsabilità è nostra. Se il nostro cellulare è sempre acceso, se ci arrivano le nofiche della posta elettronica, se rispondiamo anche quando non è urgente, e di mille altri comportamenti di cui poi tendiamo a dare la colpa agli altri. La responsabilità di proteggerci può essere solo nostra, non la possiamo delegare agli altri (che a loro volta possono essere in ansia, poco consapevoli, distratti, e comunque – giustamente – hanno le loro priorità che non possono essere le nostre).

Non c’è bisogno di sentirsi in colpa perché se arriviamo ad essere stressati o esauriti, sarà peggio per tutti. 


Il secondo passo è tornare consapevoli man mano che le nostre attività cambiano. Finché siamo a lavoro, siamo a lavoro. Quando usciamo da lavoro, siamo usciti. C’è il cielo, la strada, le piante, le persone, il corpo che si muove, odori, suoni. Tutto è diverso. Ma bisogna portare la consapevolezza su quel che c’è ora. Magari siamo per la strada, su un mezzo o a piedi, e questa è una buona occasione per portare la consapevolezza su cosa stiamo facendo, vedendo, sentendo, momento per momento e lasciar andare il passato. Essendo consapevoli del momento, non possiamo allo stesso tempo essere altrove. 


Il tragitto fino a casa, il passaggio dal lavoro al resto, è un’occasione per “staccare” (come le stanze di decompressione nelle discoteche). Può essere non tempo perso, ma tempo utile. Se non siamo di fretta, è salutare anche approfittare del tragitto per muoversi; se facciamo un lavoro sedentario a questo punto il corpo avrà un’estrema esigenza di movimento: camminare, o addirittura fermarsi a yoga o in palestra. 


Il terzo passo è la consapevolezza nel momento di tornare a casa, di tornare ai nostri cari, alle nostre cose private. Puoi trovare un piccolo rituale che segni questo rientro. Cambiarti i vestiti, una doccia, un tè, qualche minuto di meditazione. E’ bello ritrovarsi (sia se stessi che gli altri), ma solo se siamo presenti. Il rischio è di darsi per scontati, ma quando siamo consapevoli, niente è scontato. 

Non smetteremo di esplorare.

E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.

(T. S. Eliot)

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