Può succedere. Magari c’è un problema. Può essere ormai una pandemia, o la minaccia di una guerra mondiale, ma può essere un problema più “normale”: un problema di salute, o il problema di una persona cara, che purtroppo però non possiamo risolvere noi per lei. Non ne abbiamo il  controllo, o il pieno controllo.

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“Non essere legato ai risultati, ma non limitare mai i desideri se vuoi conoscere la gioia”. 

Questa frase di Drugpa Rimpoche oggi a molti sembrerà un paradosso. Siamo ormai così legati al risultato da toglierci ogni gusto per il percorso. La Mindfulness ci propone il contrario: inizia il tuo viaggio, goditelo, il risultato e la tua gioia sono già lì.

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Il confine è sempre più debole. Torniamo a casa ma non torniamo mai veramente; sono siamo interi, presenti e tranquilli. Complici la tecnologia che rischia di invaderci in ogni momento, gli orari di lavoro sempre più elastici, i pensieri che restano sul passato o vanno già al futuro, i rimuginii. Ma la parte più grande la fa “solo” la mancanza di consapevolezza, e questa per noi è una buona notizia perché allora c’è rimedio. 

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Spesso chiedo alle persone che partecipano ai miei corsi per aziende quali sono le caratteristiche di un gruppo di lavoro che permettono di lavorare al meglio. Chiudete gli occhi e portate alla mente il ricordo di un gruppo o un progetto in cui avete lavorato al meglio, cosa lo ha permesso? Quali condizioni particolari? Anche voi che leggete, pensateci un attimo, annotate cosa vi viene in mente. 

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C’è un passaggio che qualcuno di noi salta, quando si parla di mangiare consapevolmente, ed è quello su cui si fonda tutto il resto: darsi il permesso di mangiare. Sembra un paradosso, lo so. Molte di noi scoprono il mindful eating perché desiderano ardentemente dimagrire e non trovano la strada, ed io io ora mi metto a dire di iniziare proprio col darsi il permesso di… mangiare? Non scherzo e l’ho provato sulla mia pelle.

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