Mindfulness non è solo sul cuscino, è in ogni momento e tutto il giorno. 

  1. Svegliarsi e non alzarsi subito dal letto. Vivere i primi momenti della giornata ringraziando per esserci svegliati, per stare sufficientemente bene, per tutte le cose belle che già sono nella nostra vita, per tutte le cose belle che ci aspettano nella giornata (se ci sembra che non ce ne siano, continuare a cercare e presto impareremo a vederle).
  2. Lavarsi e fare colazione godendosi le sensazioni (normalmente sono attività piacevoli!) e non anticipando nella mente tutte le cose da fare dopo. 
  3. Se facciamo un tragitto per andare a lavorare, lasciare la consapevolezza nei sensi: in ciò che vediamo, in ciò che sentiamo nel corpo. Ancora una volta, senza rimuginare preoccupazioni. Lasciando questo spazio pacifico nella mente, ci apriamo alla possibilità che emergano intuizioni o idee nuove. Se succede, registrarle subito. 
  4. Se non facciamo nessuno spostamento, utilizziamo il tempo risparmiato per qualche movimento consapevole: stretching, yoga, due passi fuori. Anche in questo caso, lasciare la mente libera dai rimuginii può far emergere intuizioni: annotarle prima che svaniscano. Se la mente ci dice che possiamo evitare o rimandare il movimento, chiedersi – a mente accesa – è vero?
  5. Sedersi in pace e lasciar emergere le priorità della giornata: cosa è davvero importante per me, oggi? Cosa non sarò contento stasera, se non lo avrò fatto/coltivato? Cosa fa la differenza ora? Qual è la cosa che mi preoccupa e che è meglio che faccia subito? 
  6.  Per ogni cosa a cui mi dedico, lasciare la mia attenzione solo su quella: chiudere internet, il cellulare, la posta, ogni possibile distrazione. Utilizzare un timer-pomodoro per allenare l’attenzione. 
  7. Quando mangi, mangia. Perché mangi? Perché è l’ora, perché mangiano gli altri? Quanta fame hai? Che sapore ha? Quando decidi di smettere? 
  8. Fare delle pause VERE: riposare, muoversi, mangiare in consapevolezza, altro? 
  9. Quando qualcuno ci parla: ascoltare, non interrompere, non giudicare, non dare consigli. Eventualmente, provare a essere curiosi: cosa è vero ora per questa persona? Fare domande. 
  10. Quando parliamo con qualcuno: mi sto lamentando? Sto spettegolando? Sto giudicando o criticando? Sto dicendo chiaramente di cosa ho bisogno? 
  11. Quando parlo con me stessa/o: chi sta parlando? Una voce critica e severa che mi fa sentire sempre peggio? O una voce amica, di supporto, che mi stimola a prendermi cura di me con gioia? Se non lo fa con gentilezza e gioia, non è cura: è maltrattamento. 
  12. Prima di andare a dormire: cosa è andato bene oggi? Grazie a chi o a cosa? Quante persone mi hanno aiutato, hanno reso migliore la mia giornata, mi hanno facilitato in qualche modo o semplicemente hanno reso la mia vita più piacevole? Le ho ringraziate
  13. Se durante la notte non dormite, tornare al punto precedente e – solo dopo – fare un body scan. 

Per il poeta,

Ogni atto è poesia;

Dal tagliare l’erba,

al pulire una lapide.

Dal camminare, 

Al respirare
… Qualsiasi sia la situazione,

“Sì, e anche questo è meraviglioso.” 

E’ il mantra. 

Eric Overby 

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