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giu 26, 2019

Concepire il nuovo

Avete ragione: capisco che la consapevolezza non risulti interessante ai più.
Quel che c’è già lo conosciamo; spesso è proprio quello che non ci piace, che vorremmo cambiare. E invece vai a un corso di Mindfulness e ti dicono che il tuo problema lo devi accettare, che ti devi pure accontentare.
Non acchiappa, è comprensibile.

Categoria:Corsi 

Ci si ritrova zitti, spesso scomodi, ognuno con la mente chiusa sul proprio problema, come un uccello in gabbia che sbatte sempre e inesorabilmente negli stessi punti.
 
L’ho capito dopo tanto, perché io sono diligente e tendo ad ubbidire; e allora per anni “sono stata”, a tratti mi sono pure accontentata, ho praticato l’apprezzare il respiro (che meraviglia!) e gli odori e i suoni e ho osservato i pensieri.
Piano piano ho notato però che qualcosa dentro di me restava non contento. E uso la parola “qualcosa” (come si usa nel Focusing) con curiosità. Un oggetto vago, non definito, che non conosco ancora bene e che allora ho voglia di esplorare.
Era una parte di me che restava chiusa, in quei tre pensieri che osservavo, sempre gli stessi.
 
C’è voluta pazienza ma pian piano mi sono accorta che osservando, la visione per forza di cose si allarga, si prende distanza, e si vede di più. Osservando quel che c’è con un minimo di distacco, ho iniziato a notare che c’erano non solo quelle due o tre cose che conoscevo bene e rischiavano di diventare le uniche per me, ma anche altre possibilità. Non sempre le stesse, non sbattere sempre negli stessi punti.
All’inizio magari sbatti solo meno violentemente, meno volte, poi fai delle pause, poi metti a fuoco e ti accorgi che la gabbia è aperta: c’è un cielo spalancato lì, e molte altre possibilità e infinite strade nuove che puoi prendere. Ma questo solo se la mente ne è consapevole e “consapevole” non vuol dire chiuso, vuol dire APERTO. Per questo si inizia con la consapevolezza di un oggetto e si passa alla consapevolezza APERTA.
 
Nella presenza ci rilassiamo e ci apriamo e, nell’aprirci, molte più cose all’improvviso entrano nel nostro campo di consapevolezza. La nostra visione inizia ad abbracciare di più, ad ampliarsi.
 
Sono convinta che le nostre menti nascano aperte a infinite possibilità e, man mano che cresciamo e facciamo esperienze, queste possibilità diminuiscano nella nostra percezione, e molte di queste si chiudano.
 
All’inizio sono aperta a imparare qualsiasi lingua, poi piano piano ne imparo una, due. La possibilità di impararne altre con la stessa naturalezza, la perdo.
All’inizio sono aperta a infiniti modi di relazionarmi con gli altri. I miei “altri” però mi insegnano un modo, due, tre. Su quelli mi modello e le altre possibilità diventano sempre meno mie.
Mentre cresco, imparo come sono (dalle esperienze, da quello che mi dicono gli altri, come mi vedono e mi descrivono). E su questo “come sono” mi chiudo, mi limito.
E poi si invecchia, si percorrono sempre gli stessi sentieri e il cervello si chiude, la visione si ottura. Per di più ci si affeziona a come siamo e non si concepisce altro, non si cambia più.
Il diverso, non lo comprendo, quel che non ho mai fatto non fa per me, come non sono mai stata non lo sarò mai. Quello che non è ancora successo, per me, non succederà mai (e allora purtroppo sì, non succederà davvero).
Non è così per tutti, ma per tanti. Ma tutti conosciamo anche qualche bella persona curiosa, che ha mantenuto la mente aperta, quelle menti e quei cuori che restano spalancati e curiosi. Disponibili a cambiare, a stupirsi, a conoscere e vedere dove gli altri non vedono più niente.
 
Sono quelli che talvolta chiamiamo “i visionari”, che percepiscono qualcosa dove gli altri non trovano che gabbie, ma loro lo vedono, lo imboccano e lo realizzano.
 
Così mi sono aperta alla possibilità di sperimentare sentieri diversi, la vita si è allargata.
 
Ecco, la consapevolezza ci apre la mente e ci fa tornare così: connessi alla parte di noi vergine e aperta, che può concepire percorrere nuove strade. Per questo ci si ferma e si osserva, allora la nostra visione si apre e quel che non c’era compare e diventa possibile.